venerdì, Giugno 12, 2026
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Stati Generali della Green Economy 2025: l’Italia alla prova della transizione

di Riccardo Pallotta
Tra progressi e ritardi, il summit Ecomondo di Rimini ha confermato la centralità della sostenibilità per la crescita economica e l’innovazione, ma ha lanciato anche un allarme: il clima non aspetta.

Empower Community ha partecipato al Festival Ecomondo di Rimini 2025, punto di riferimento europeo per l’economia circolare e la transizione ecologica. Tra i tanti appuntamenti in programma, abbiamo seguito da vicino la 14ª edizione degli Stati Generali della Green Economy, organizzata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dal Consiglio Nazionale della Green Economy, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. 

Due giornate intense, il 4 e 5 novembre, che hanno riunito, secondo i dati forniti dagli organizzatori, oltre 2.500 partecipanti provenienti dai cinque continenti per discutere, con competenza e preoccupazione, del futuro verde dell’Europa e del mondo.

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Photo: Facebook Ecomondo

Un’Italia in bilico tra progresso e ritardo

La nuova Relazione sullo Stato della Green Economy 2025 ha offerto una fotografia nitida ma complessa: l’Italia avanza, ma a passo diseguale. Da un lato crescono le energie rinnovabili, l’agricoltura biologica e la produttività delle risorse. Dall’altro, le emissioni calano troppo lentamente, il consumo di suolo resta elevato e la mobilità sostenibile fatica a decollare. 

Dal 1990 al 2024, le emissioni di gas serra italiane sono diminuite del 28%, ma nel solo 2024 la riduzione è stata inferiore al 2%. Un ritmo insufficiente per raggiungere l’obiettivo europeo del -43% entro il 2030. «La decarbonizzazione non è più una scelta, ma una condizione di sopravvivenza economica e ambientale», ha ricordato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. «Senza le politiche del PNRR, oggi il nostro PIL sarebbe in stagnazione o in recessione. La sostenibilità è ciò che sta dando ossigeno all’economia».

Energia, circolarità e città resilienti

Nonostante le criticità, la transizione energetica italiana mostra segnali positivi. Nel 2024 il 49% dell’energia elettrica nazionale è stata prodotta da fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi europei. Tuttavia, il rallentamento delle nuove installazioni di fotovoltaico ed eolico nei primi mesi del 2025, legato alla fine del superbonus e a vincoli regionali, preoccupa analisti e imprese.

Sul fronte dell’economia circolare, l’Italia conferma la propria leadership europea: tasso di riciclo all’86%, 75,6% per gli imballaggi e un uso circolare dei materiali che raggiunge il 20,8%. 

Ma il settore soffre la crisi del mercato delle materie prime seconde, soprattutto nella plastica riciclata. Le città italiane diventano sempre più protagoniste della transizione ecologica. Molti comuni, grazie ai fondi del PNRR e ai programmi europei, hanno avviato progetti di adattamento climatico: più verde urbano, piste ciclabili, mobilità elettrica e impianti per il riuso delle risorse. Tuttavia, il consumo di suolo continua a crescere, con oltre 17 ettari persi ogni giorno tra il 2022 e il 2023: un dato che sottolinea l’urgenza di politiche più incisive per la tutela del territorio.

La dimensione globale: tra Europa, Cina e Stati Uniti

Per la prima volta, una sessione interamente in inglese ha aperto il dibattito a livello internazionale, mettendo a confronto le traiettorie di Europa, Stati Uniti e Cina. L’analisi ha rivelato un quadro di forte competizione, ma anche di interdipendenza. Negli Stati Uniti, la nuova amministrazione Trump ha introdotto politiche che rischiano di frenare la transizione energetica, pur generando paradossalmente, un boom di nuove installazioni rinnovabili legato a incentivi fiscali a tempo. 

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relatori del panel sull’Europa – Photo: Riccardo Pallotta

La Cina, pur restando il principale emettitore mondiale, si conferma leader industriale nelle tecnologie verdi: produce l’80% dei pannelli solari, il 60% delle turbine eoliche e il 50% dei veicoli elettrici. L’Europa rimane l’unico grande Paese ad aver tagliato significativamente le proprie emissioni (-37% dal 1990), ma le divisioni interne minano la coerenza dell’azione comune. Lo dimostra il recente compromesso sul target del -90% entro il 2040, che introduce una “doppia flessibilità” – fino al 10% tra crediti di carbonio extra UE e riduzioni nazionali – giudicata da Ronchi come “un segnale preoccupante di rallentamento climatico”.

Il dibattito politico: un futuro da difendere

Nel corso dell’evento, numerosi esponenti del mondo politico ed economico hanno offerto prospettive diverse ma convergenti sulla necessità di non arretrare. «La transizione ecologica non è una passeggiata, ma non possiamo pensare di cancellare i progressi fatti», ha dichiarato ancora Ronchi, ricordando che «una volta avviati certi cambiamenti, è molto difficile tornare indietro». 

Il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, presente all’evento, ha sottolineato come l’Europa debba «investire in innovazione, crescita sostenibile e sicurezza energetica, per non passare da vecchie a nuove dipendenze», mentre il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha ribadito l’obiettivo di «unire sostenibilità, sviluppo industriale e occupazione».

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Photo: Facebook Ecomondo

Una bussola per il futuro

A chiusura della due giorni, il direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile Raimondo Orsini, ha sintetizzato il senso profondo del summit: «Abbiamo bisogno di una bussola per orientarci in tempi di incertezza. Quella bussola è la green economy. Possiamo ridiscutere alcuni aspetti del Green Deal, ma se distruggiamo l’impalcatura della transizione, distruggiamo il nostro futuro». 

Le parole di Orsini racchiudono lo spirito di questa edizione: tra tensioni geopolitiche, crisi energetiche e segnali contrastanti da Bruxelles, la green economy rimane l’unica direzione possibile. Ecomondo 2025 lo ha ricordato con forza: la sostenibilità non è solo un tema da congresso, ma un progetto collettivo da difendere, migliorare e rendere concreto, ogni giorno.

 

Riccardo Pallotta

Nella cover, Edo Ronchi da profilo Facebook Ecomondo

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