Il responsabile operativo di Acea Pinerolese Energia Ezio Chiaramello racconta la nascita e lo sviluppo della Comunità energetica rinnovabile (CER) Val Pellice.
Acea Pinerolese Energia è una società a partecipazione pubblica che vede tra i propri soci i comuni del territorio pinerolese, in provincia di Torino. Da anni ha scelto di puntare sulla sostenibilità e sull’innovazione.
Tra i primi in Italia a credere nelle comunità energetiche rinnovabili, Acea ha promosso varie iniziative puntando a coniugare la produzione da fonti pulite con benefici sociali e ambientali. Ezio Chiaramello, responsabile operativo dell’azienda, racconta il percorso della società e i passi che hanno portato alla nascita della CER Val Pellice.

Da dove nasce l’interesse per le energie rinnovabili e per le comunità energetiche?
L’interesse per le energie rinnovabili e per l’efficientamento energetico è molto precedente alla nascita delle CER e sono il naturale sviluppo – nell’alveo della transizione energetica – di un processo di diversificazione intrapreso dall’azienda. Siamo stati tra i primi in Italia ad integrare il tassello delle comunità energetiche rinnovabili. Già nel 2016 abbiamo attivato un gruppo di lavoro sulle Comunità energetiche: con la preziosa collaborazione e guida del professore Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino, abbiamo iniziato a studiare e recuperare dati e fare una “fotografia energetica” del territorio pinerolese.
Abbiamo cercato così di capire, in assenza ancora di regole che ne stabilissero i confini esatti e ne normassero l’esistenza, come ci si sarebbe potuti muovere e predisporre un background di informazioni utile per essere pronti a costituire e lanciare la prima comunità energetica rinnovabile di nuova generazione. Siamo diventati con il nostro lavoro fonte di ispirazione, creando quell’attenzione istituzionale che ha spinto la Regione Piemonte a promulgare la prima legge regionale in Italia sulle Comunità energetiche. La nascita e l’introduzione delle CER è la parte più avanzata di questo percorso.
Come è nata CER Val Pellice? Ci può riassumere le tappe del percorso che hanno portato alla sua nascita?
La CER Val Pellice è nata il 23 giugno 2023 su iniziativa congiunta della società e delle Chiese cattolica e valdese, come risposta ai bisogni delle persone e del territorio. Il coinvolgimento stesso nella CER di queste due realtà religiose, che gestiscono sul territorio case di cura per anziani, malati di Alzheimer, centri di accoglienza, scuole, oratori e centri di culto, ne ha naturalmente individuato lo scopo sociale. Si è dapprima studiato la forma e la governance da adottare e poi si è attivata la progettazione della condivisione e diffusione di conoscenze sulle CER con tutto il territorio. La nostra esperienza sulle CER si è sviluppata con un modello anticipatore delle CER, cioè l’autoconsumo collettivo (Auc).

Siamo stati i primi ad aver avviato operativamente in Italia nel maggio 2021 un Auc con il famoso, e universalmente trattato da televisioni e giornali, Condominio di Pinerolo Autoconsumatore Collettivo. È stato un modello precursore dell’autoconsumo a livello di comunità, ora possibile con le CER, ma avviato, stante le normative allora disponibili, su scala condominiale. Stessi princìpi, diversi scenari applicativi e riprodotto in varie decine di condomini con risparmi energetici significativi e benefici ambientali.
Che interesse avete registrato finora da parte dei cittadini? Quali obiettivi sono stati raggiunti?
Dopo una prima fase di disorientamento o scarsa conoscenza, è iniziato un progressivo e incoraggiante processo di adesione, sia da parte dei cittadini e delle piccole imprese consumatrici, che di altre imprese interessate a condividere i benefici derivanti dalla partecipazione alla CER per i loro impianti di produzione. Sono stati nel mentre acquisiti i primi incentivi erogati dal Gse: a breve verranno erogati alle prime realtà che hanno creduto nell’iniziativa. Ai benefici economici, si aggiungono le ricadute realizzate in termini di promozione dello sviluppo di nuove impiantistiche per la produzione di energie rinnovabili su fabbricati industriali ormai dismessi da tempo e riportati ad essere luoghi di aggregazione e sport.
Si tratta di una virtuosa progettualità di recupero di aree urbane post-industriali che diventano nuovi cuori pulsanti di comunità, non solamente energetica ma anche di ritrovo e unione e di sviluppo relazionale nella città. Esempio ne sono i 6 campi da padel realizzati trasformando un ex filanda ormai abbandonata in area sportiva per le scuole e i cittadini. L’opportunità di fare parte di una CER come produttore o consumatore è in ogni caso una leva di competitività che può attrarre imprese sensibili alla sostenibilità sul territorio.

Quali benefici sta portando al territorio e alla comunità la CER?
Oltre ai benefici economici, che diverranno sempre più consistenti, osserviamo un progressivo interessamento alle tematiche relative all’energia rinnovabile e alla transizione energetica. Compito della CER è accompagnare e stimolare questa importante evoluzione, offrendo benefici in termini relazionali e di progettualità sociali e mirate allo sviluppo del tessuto sociale e imprenditoriale locale.
La CER dà anche nuovo significato e senso alla scelta di investire in nuovi impianti rinnovabili. Significa sentirsi parte di una squadra con obiettivi comuni, che si ritrova a parlare e condividere scelte di sostenibilità insieme. Un concetto rappresentato anche dalla “piazza” come luogo di ritrovo e scambio che nel nostro logo della CER Val Pellice abbiamo voluto rappresentare con un rettangolo dove le parole Comunità energetiche rinnovabili sono il perimetro di una piazza al cui centro c’è la CER Val Pellice. La nostra visione prevede di sviluppare la CER attuale a livello regionale e di partecipare alla promozione ed alla gestione di altre CER a livello nazionale. Stiamo già gestendo a livello tecnico-operativo altre CER in Piemonte, il cui obiettivo è la realizzazione di economie di scala per massimizzare il beneficio a favore dei partecipanti.
