Un nuovo modello di comunità locale prende forma in Toscana con Land-CR.AF.T.ED: architettura bio-based, energia condivisa e coltivazione intelligente si intrecciano in un paesaggio rigenerato, dove abitare diventa un gesto culturale.
Maria Alessandra Segantini è un’architetta di rilievo internazionale, iscritta all’Architects Registration Board (ARB) e al Royal Institute of British Architects (RIBA) nel Regno Unito, nonché agli Ordini professionali in Italia, Belgio, Svizzera e San Marino, dove è stata recentemente insignita dell’Albo d’Onore con iscrizione a vita alla Camera degli ingegneri e architetti, prima donna a ricevere questo riconoscimento. Dal 1994 è co-fondatrice, insieme a Carlo Cappai, dello studio “C+S Architects”, con sedi a Treviso e Londra, che oggi dirige.
Segantini è stata poi recentemente scelta dal Ministero della Cultura tra i creativi del progetto “Ti racconto in italiano”, che raccoglie le eccellenze del design e della cultura nazionale. Segantini ha inoltre firmato installazioni iconiche come The Cord (Biennale d’Arte 2003), The Wave (Mostra del Cinema di Venezia 2003), Facecity (13ª Biennale Architettura) e Aequilibrium (15ª Biennale, 2016). I suoi progetti sono oggi presenti in Europa, Russia, Medio Oriente e Africa, con una visione architettonica sempre orientata all’inclusione, alla sostenibilità e all’educazione. In questa intervista ci parla del progetto tutto italiano Land-CR.AF.T.ED (acronimo di Land – Communities Reinventing Agriculture, Food, Territory and Energy through Design).

Land-CR.AF.T.ED
Cos’è per lei la sostenibilità energetica e perché è importante?
Per me la sostenibilità energetica è prima di tutto un principio etico, oltre che tecnico. Significa progettare e vivere lo spazio abitato in modo che l’energia prodotta, distribuita e consumata rispetti l’ambiente, sia accessibile a tutti e non comprometta il futuro del pianeta. È un tema di giustizia sociale. Come architetto, considero la sostenibilità energetica una responsabilità progettuale: non può essere un elemento aggiuntivo, ma una condizione fondativa del progetto stesso.
È importante perché viviamo in un momento storico in cui la crisi climatica, la scarsità di risorse e le disuguaglianze sociali ci impongono un cambio di paradigma. L’energia non è solo una questione tecnica, ma culturale e politica. Produrre energia in modo pulito e condividerla in modo equo può contribuire a rigenerare non solo l’ambiente, ma anche le relazioni sociali e il senso di appartenenza ai luoghi. In questo senso, la sostenibilità energetica è strettamente connessa anche alla sostenibilità economica e sociale.

Maria Alessandra Segantini
Come nasce il progetto Land-CR.AF.T.ED e in cosa consiste?
Land-CR.AF.T.ED nasce dall’incontro tra diverse istanze: la visione lungimirante del Comune di Peccioli (Pisa), la volontà di recuperare territori marginali e la nostra ricerca su nuovi modelli di abitare e produrre. Il nome stesso – un acronimo che sta per Land – Communities Reinventing Agriculture, Food, Territory and Energy through Design – esprime la natura multidisciplinare e rigenerativa del progetto.
L’obiettivo è costruire un nuovo ecosistema locale dove agricoltura, architettura, energia e comunità si integrino. A Peccioli, stiamo attivando un’area agricola inutilizzata trasformandola in una piattaforma sperimentale di pixel farming, cioè un approccio innovativo all’agricoltura che divide il terreno in “pixel”, ciascuno dei quali ospita una specifica coltura, con l’obiettivo di massimizzare la biodiversità, la resa e la sostenibilità. Si tratta di una forma di agricoltura di precisione che utilizza tecnologie digitali e, potenzialmente, la robotica per ottimizzare la coltivazione e la cura di ogni singola “unità di pixel”. Accanto al pixel farming, a scala più ampia, il progetto ridisegna un nuovo modello di arboricoltura basato sulle tecniche di agricoltura 4.0.
Parallelamente, l’intervento propone un nuovo quartiere di edilizia sociale, energeticamente autonomo e connesso a questa infrastruttura agricola. Le residenze sociali sono costruite con materiali naturali: terra cruda e legno, con coperture in alluminio che richiamano la forma protettiva di grandi foglie, tutti materiali sostenibili e riciclabili, pensati per favorire la circolarità. I ruderi esistenti sono stati reinterpretati come spazi aperti, capaci di essere condivisi e attivati dalla comunità: una cucina comune, spazi collettivi, aree di accoglienza e di riposo. Il progetto si muove su tre livelli: la rigenerazione del paesaggio, la costruzione di una comunità attiva e la sperimentazione di tecnologie sostenibili integrate, come microgrid energetiche (cioè un gruppo localizzato di fonti di energia elettrica e accumulo che normalmente opera connesso ed in sincronia con la rete elettrica), agricoltura digitale e materiali bio-based.

Alzano Lombardo School – Project: C+S Architects
Come il pixel farming e l’edilizia sociale possono promuovere la sostenibilità?
Il pixel farming, nella sua essenza, è un atto culturale: restituisce alla collettività la possibilità di prendersi cura della terra e di riconsiderare il valore del cibo, del lavoro agricolo, della biodiversità. È sostenibile perché riduce gli sprechi, promuove filiere corte, incoraggia pratiche agroecologiche e reintroduce la dimensione del tempo nella produzione alimentare. I dati dimostrano che le colture biodiverse aumentano la quantità e la qualità dei prodotti rispetto alle monoculture estensive.
È inoltre un progetto che promuove un modello di vita salubre: la popolazione più anziana, ad esempio, può continuare a coltivare piccoli appezzamenti in modo autonomo, restando attiva e trovando soddisfazione in un lavoro produttivo e significativo. L’edilizia sociale, d’altra parte, è oggi una delle grandi sfide dell’architettura contemporanea. Non può più limitarsi a fornire un alloggio: deve costruire luoghi dove la qualità spaziale, il benessere ambientale e l’efficienza energetica siano accessibili a tutti. Quando edilizia sociale e pixel farming si incontrano, nasce un modello virtuoso: un abitare che si autosostiene, che partecipa alla produzione locale e che riconosce nel paesaggio una risorsa, non un vincolo.

Progetto a Tervuren Belgio
Quali sono i punti di contatto tra le comunità energetiche e il pixel farming?
Le comunità energetiche e il pixel farming condividono una logica di decentralizzazione, condivisione e governance partecipata. Entrambi i modelli si basano sull’idea che l’utente finale non sia più solo un consumatore, ma anche un produttore e un gestore consapevole delle risorse. In entrambi i casi si crea una rete locale resiliente, capace di autosostenersi e di redistribuire valore. Inoltre, entrambi i modelli implicano un forte legame con il territorio: non si tratta di soluzioni tecnocratiche, ma di processi culturali e comunitari.
Nel nostro progetto a Peccioli stiamo lavorando proprio su questa sinergia: connettendo le micro-reti agricole con la residenza sociale a basso consumo energetico e costruita in modo circolare, per generare ecosistemi locali chiusi. Energia e cibo non viaggiano per migliaia di chilometri, ma nascono e vengono consumati nel raggio di pochi metri. Si costruisce così un sistema lento, in equilibrio, un nuovo modello resiliente di sviluppo del territorio, che potenzia l’autosufficienza di nodi all’interno delle grandi reti di sviluppo.
Quali sono i progetti a cui state lavorando per il futuro?
Come “C+S Architects” stiamo lavorando su una serie di progetti che affrontano in modo integrato le grandi sfide del nostro tempo: il cambiamento climatico, la crisi abitativa, la transizione energetica, la rigenerazione urbana e delle aree marginali. La nostra ricerca si concentra sempre di più su modelli di abitare sostenibile e comunitario, su ecosistemi locali interconnessi e su strategie di resilienza urbana e territoriale.

Progetto ex GAMEC a Bergamo
Uno dei progetti su cui stiamo lavorando riguarda lo sviluppo di moduli abitativi flessibili e autosufficienti, pensati per adattarsi a contesti diversi – sia urbani che rurali – e capaci di integrare tecnologie off-grid (cioè non fisicamente collegate alle utenze tramite tubi o cavi), materiali rigenerativi come terra cruda, canapa, legno e componenti modulari riciclabili. Questi moduli sono concepiti come cellule abitative evolutive, in grado di crescere nel tempo insieme alla comunità che li abita. Il nostro obiettivo è dare forma a un modello di infrastruttura leggera e adattabile, capace di generare servizi, reti di scambio e micro-economie locali. In questo senso, stiamo applicando il concetto di urbanità lenta: un’idea di città come rete di luoghi capaci di generare valore ambientale, sociale ed economico, anche al di fuori dei centri consolidati.
Infine, stiamo portando avanti la sperimentazione avviata con Land-CR.AF.T.ED, cercando di replicarla in altri territori italiani ed europei. In particolare, stiamo lavorando su un sistema replicabile di “cluster abitativo-agricoli”, che uniscano housing sociale, coltivazione condivisa e produzione energetica locale, secondo un principio di circolarità integrata. Questi cluster, costruiti con logiche modulari, potrebbero costituire una risposta concreta alle emergenze climatiche e abitative del futuro, fornendo insediamenti resilienti, autosufficienti e a impatto zero. In tutti questi progetti, ciò che ci guida è una visione del progetto come strumento di trasformazione culturale: un’architettura che non si limita a costruire oggetti, ma che disegna sistemi capaci di attivare risorse, coinvolgere le persone e generare nuove forme di abitare il mondo. Un altro ambito centrale è la rigenerazione di aree abbandonate, anche all’interno di contesti urbani consolidati, attraverso strumenti di progetto che integrano valorizzazione del paesaggio, inclusione sociale e autonomia energetica. Due esempi: a Tervuren, in Belgio, stiamo lavorando sulla rigenerazione urbana dell’area Panquin delle Ex-Scuderie Reale per restituire alla città un sistema un tempo intercluso riconnettendolo con il bellissimo parco che ospita il museo dell’Africa. A Bergamo ci stiamo occupando della rigenerazione urbana dell’area ex-Gamec trasformando un Ex-Palazzetto dello Sport in una Galleria di Arte Moderna e Contemporanea. Qui stiamo lavorando a un nuovo concetto di museo, che esce dalle sue mura e diventa città. Entrambi i progetti saranno terminati nel 2026.
