L’azienda piemontese Kurs Orbital sta sviluppando un modulo per il supporto ai satelliti in orbita, con l’obiettivo di ridurre i detriti spaziali e prolungare la vita utile dei dispositivi. Una visione che mette al centro l’economia circolare e la gestione responsabile delle risorse anche oltre l’atmosfera, come spiega Roberto Morano, Head of Communications.
Ciò che viene lanciato nello spazio è sostanzialmente monouso: un satellite che va in orbita non si può riciclare. Lo Spazio, quindi, comincia ad essere pieno di detriti, i cosiddetti space debris. Perché ridurre gli sprechi, valorizzare le risorse esistenti e promuovere un uso efficiente dell’energia non sono sfide che riguardano solo la Terra. Kurs Orbital, startup italiana con sede in Piemonte, lavora per trasferire i principi della sostenibilità anche nello Spazio, sviluppando soluzioni tecnologiche capaci di abilitare un’economia più circolare in orbita. Il suo modulo ARCap permetterà ai satelliti di ricevere rifornimenti, essere riparati o dismessi in sicurezza, offrendo nuove prospettive per un futuro energetico e ambientale più sostenibile, anche fuori dal nostro pianeta. Ne abbiamo parlato con Roberto Morano, Head of Communications dell’azienda.

Il team Kurs premiato migliore startup 2024 all’evento ESABIC
Di cosa si occupa nello specifico Kurs Orbital?
Può sembrare controintuitivo guardando i filmati delle navi che attraccano le stazioni spaziali, ma le operazioni in cui due oggetti devono agganciarsi (o sganciarsi) nello spazio sono tra le più complesse e pericolose. Gli oggetti in orbita viaggiano a circa 27 mila chilometri orari e, senza attrito atmosferico, ogni movimento deve essere bilanciato da una spinta uguale e contraria. Non a caso sono pochissimi i Paesi o le aziende che sono state in grado di sviluppare dei sistemi in grado di gestire queste operazioni. Kurs Orbital sta sviluppando un modulo standardizzato, chiamato “ARCap”, che una volta installato su un veicolo spaziale lo renderà capace di effettuare tutte queste manovre. Dei “semplici” satelliti potranno essere quindi trasformati in “carri attrezzi” spaziali, capaci di fornire assistenza in orbita in base alle necessità: rifornimento di carburante ai satelliti, dismissione di quelli a fine vita o irrimediabilmente guasti, trasporto cargo verso stazioni spaziali o anche rimozione di detriti spaziali.
Sul vostro sito web si legge che Kurs Orbital porta l’attività umana oltre la Terra. Cosa significa?
Attualmente l’attività umana in orbita è molto limitata. Quasi tutto quel che viene lanciato verso lo spazio è monouso: ne conviene che, se lei avesse un’auto che va rottamata ogni volta che finisce la benzina o qualora buchi una gomma non sarebbe un mezzo particolarmente comodo per effettuare qualsivoglia attività anche qua sulla terra. La realtà delle odierne operazioni spaziali però è proprio quella. L’introduzione del nostro modulo ARCap permetterà alle aziende di operare in orbita in modo molto più sostenibile e efficiente, portando gran parte delle attività che oggi sono limitate al nostro pianeta, anche nello spazio.

render del modulo ARCap installato su un generico satellite
Si parla molto di sostenibilità riguardo lo Spazio. Che cosa vuol dire per voi?
Proprio quel che dicevamo sopra: non possiamo più lanciare satelliti sapendo che dopo pochi anni dovranno essere sostituiti solo perché esauriscono il carburante. Così come deve iniziare ad esserci anche una rimozione attiva dei detriti in orbita. Ma ci sono tanti altri settori della space economy meno famosi che però necessitano di una rivoluzione in fatto di sostenibilità. Ad esempio, nel caso di un guasto a un satellite, oltre al danno economico per l’operatore, le assicurazioni devono liquidare il sinistro senza poter ispezionare i danni. Con i giusti veicoli spaziali, alcuni satelliti potrebbero essere riparati, evitando inutili spese e perdite di guadagno.
Quali sono le missioni più importanti alle quali avete collaborato o state collaborando?
Attualmente siamo concentrati nel completare il primo modello di ARCap. Pensiamo di poter averne un primo esemplare pronto per il suo utilizzo operativo a fine anno, ma al contempo siamo in contatto con vari potenziali clienti che potrebbero utilizzarlo per una prima missione dimostrativa. Non pensiamo di arrivare in orbita prima del 2026 in ogni caso. Abbiamo poi dialoghi aperti per altre collaborazioni molto interessanti. Spero di poterne parlare presto perché c’è molta carne al fuoco.

Volodymyr Usov , CEO e cofondatore di Kurs Orbital
Cosa si intende per logistica spaziale?
Oggi è “semplicemente” il trasporto di rifornimenti da terra verso una stazione spaziale. Ma la ISS (stazione spaziale internazionale) ha già una data di scadenza fissata al 2030. Entro quella data la NASA vuole avere già attive una pletora di stazioni spaziali commerciali da poter utilizzare come cliente, e non più come proprietaria. Questo vuole dire al contempo niente più contratti governativi per i rifornimenti, ma un mercato libero in cui il migliore offerente prende la sua giusta commessa, e non più una unica destinazione, ma diverse alternative che potrebbero portare anche ad uno scambio di cargo da una stazione all’altra. A questo scenario si aggiungerà anche il Gateway, la stazione internazionale in orbita intorno alla Luna. Chissà che presto non potremo parlare di logistica intermodale anche nello spazio, magari con il nostro progetto di cargo container.
Nella photo cover: Roberto Morano
