È partito da Barcellona un appello al governo spagnolo e all’Europa per favorire le CER e accelerare una transizione energetica democratica e inclusiva.
Nella città catalana di El Prat de Llobregat, vicino Barcellona, oltre 30 organizzazioni nazionali spagnole hanno presentato il 26 aprile 2024 il “Manifesto delle Comunità Energetiche”, pubblicato originariamente dalla rivista specializzata “Energías Renovables”. Il documento rappresenta una chiara chiamata all’azione per favorire le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), considerate fondamentali per democratizzare il sistema energetico.
Nel frattempo, il governo spagnolo ha intensificato le azioni per promuovere queste soluzioni attraverso l’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato di Energia e Clima (PNIEC), puntando all’81% di elettricità rinnovabile entro il 2030. È stata poi estesa al 2025 la tassa straordinaria per le grandi aziende energetiche, e sono stati introdotti nuovi incentivi fiscali per investimenti verdi. Nel complesso, nel 2024 le rinnovabili hanno coperto il 56% del fabbisogno elettrico spagnolo, contribuendo a una riduzione record delle emissioni. Nonostante questi sforzi, però, la crescita delle CER in Spagna è stata più lenta rispetto agli obiettivi prefissati dal governo, indicando la necessità di ulteriori misure per accelerare lo sviluppo delle comunità energetiche nel Paese.
Perché è nato il Manifesto?
Dalla stesura del “Manifesto delle Comunità Energetiche”, intanto, è passato quasi un anno. A marzo 2025, la Coalizione per l’Energia Comunitaria, che include Greenpeace, Fundación Renovables, cooperative e associazioni rurali spagnole, ha lanciato una raccolta firme per fare pressione su un Governo che continua a non recepire le direttive europee sulle comunità energetiche. La coalizione sostiene che, nonostante le direttive europee siano chiare, l’implementazione delle CER in Spagna sia ancora frenata da barriere burocratiche e dall’oligopolio dei grandi operatori energetici. Lo stesso motivo che aveva portato la Coalizione, una trentina di CER e altri enti a firmare il Manifesto a Barcellona, dove denunciavano che «meno dell’1% dell’energia rinnovabile installata è nelle mani della cittadinanza».

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Il Manifesto propone infatti misure precise per agevolare la diffusione delle CER. Innanzitutto, punta a garantire finanziamenti e supporti diretti per creare almeno una comunità energetica per ogni comune, coinvolgendo le amministrazioni locali in qualità di facilitatori. Inoltre, invoca azioni per rompere l’oligopolio energetico, vietando alle grandi aziende del settore di operare simultaneamente su produzione, distribuzione e commercializzazione dell’energia.
Una chiamata per l’equità energetica
Una richiesta centrale del documento è quella di garantire un quadro normativo equo e trasparente che permetta alle comunità energetiche non solo di produrre energia pulita, ma anche di gestire autonomamente reti locali di distribuzione. «La transizione energetica deve essere un’opportunità per contrastare la povertà energetica e rafforzare la coesione sociale», afferma il testo, mettendo in luce l’importanza di una governance locale e partecipativa del settore energetico.
L’esperienza spagnola rappresenta un punto di riferimento innovativo anche per l’Italia e per altri paesi europei, indicando un percorso pratico e partecipato verso gli obiettivi climatici e sociali dell’Unione Europea. Secondo il Manifesto, le CER non sono semplici strumenti tecnici di autoconsumo, ma vere e proprie leve per lo sviluppo economico locale e la partecipazione democratica. Infine, il documento si conclude con un messaggio deciso: «il tempo delle parole e delle volontà è terminato, ora è il momento dei fatti e delle azioni concrete». Una dichiarazione che esorta governi e istituzioni a tradurre finalmente le promesse in realtà, promuovendo concretamente la democratizzazione energetica attraverso il sostegno attivo alle CER.
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