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Davide Del Sale (ABB): «Il futuro delle CER dipende dal passaggio da consumatori passivi a utenti attivi»

di Elisa Marasca
L’innovazione tecnologica sarà fondamentale per migliorare la gestione delle comunità energetiche. L’implementazione di reti intelligenti, sistemi di accumulo avanzati e piattaforme digitali di monitoraggio permetterà di sfruttare l’energia in modo più efficiente, riducendo sprechi e aumentando la sostenibilità del sistema. È quanto emerso all’evento KEY di Rimini durante il panel curato da ABB, azienda tecnologica globale attiva nell’elettrificazione e nell’automazione industriale.

 

Sulle tecnologie green l’Italia può contare su un articolato tessuto industriale, che smentisce la principale critica rivolta al settore, secondo la quale l’industria green non avvantaggerebbe il Paese. È quanto emerso dallo studio della società di ricerca AlthesysDecarbonizzazione e competitività, dalle politiche europee all’industria italiana. Strategie per una transizione energetica sostenibile e volta alla crescita” presentato durante il KEY – The Energy Transition Expo, evento che si è tenuto dal 5 al 7 marzo 2025 presso la Fiera di Rimini. La ricerca ha analizzato le relazioni tra le politiche di decarbonizzazione e la competitività del sistema industriale europeo e italiano, individuando rischi e opportunità per le filiere industriali nazionali green, quali energie rinnovabili, efficienza, idrogeno, infrastrutture per reti e accumuli. 

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La manifattura italiana delle rinnovabili e della transizione energetica coinvolge, per esempio, quasi mille imprese, di cui 655 con un alto livello di specializzazione, per un valore di 32 miliardi di fatturato e 86mila addetti. Le sole imprese specializzate valgono l’1,5% del Pil. Inoltre, un quinquennio (2018-2023) il fatturato è cresciuto del 70%, gli investimenti del 50% e gli addetti del 16%. «Per rafforzare il percorso verso la decarbonizzazione l’Italia può dunque fare leva su una solida base di competenze tecnologiche e industriali, ma per mantenere e rafforzare la competitività globale è necessario un impegno deciso in ricerca e sviluppo, così come un supporto strategico alle filiere industriali emergenti», è il messaggio lanciato dalla ricerca.

Le problematiche attuali

A proposito di transizione energetica, Davide Del Sale e Simone Sanvido, rispettivamente Technical Training Coordinator e Market Training & Development specialist di ABB, azienda tecnologica globale attiva nell’elettrificazione e nell’automazione industriale, hanno esplorato la gestione, i modelli tecnologici e le soluzioni innovative delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). L’obiettivo del panel “Comunità energetiche rinnovabili: gestione e soluzioni più adatte” era sottolineare il ruolo chiave delle CER nella transizione verso un sistema energetico sostenibile e condiviso, e come queste comunità possono trasformare il nostro approccio all’energia.

interna2 (7)«Ormai conosciamo i vantaggi delle CER, ma bisogna sempre essere consapevoli dei consumi: uno degli aspetti fondamentali da considerare riguarda le abitudini di consumo dell’energia nelle utenze domestiche. Attualmente, molte famiglie sfruttano la tariffa notturna più economica per l’utilizzo dei grandi elettrodomestici. Per i sistemi di climatizzazione la situazione è simile: se l’abitazione è vuota, si tende a mantenere temperature e settaggi al minimo per risparmiare», ha spiegato Del Sale. Tuttavia, questa strategia spesso non porta ai risultati sperati, perché il consumo energetico, anche se spostato in fasce orarie diverse, può non essere ottimizzato rispetto alla disponibilità di energia prodotta. «In altre parole, la disillusione del risparmio è dietro l’angolo: pensiamo di ottimizzare, ma in realtà non sfruttiamo al meglio le opportunità che il sistema energetico potrebbe offrirci», ha avvertito. 

Un’altra questione rilevante riguarda il contesto politico e tecnologico: «Sarebbe importante iniziare a considerare incentivi più significativi per favorire l’adozione di questi sistemi, affinché possano diventare più accessibili anche per le utenze più piccole», ha suggerito Del Sale.

interna3 (1)Oggi, infatti, le soluzioni esistenti sul mercato a basso costo non sono adatte a questo tipo di funzionamento e restano principalmente utilizzabili per impianti industriali di grandi dimensioni, dove gli imprenditori possono pianificare investimenti a lungo termine. Il problema si presenta per il piccolo utente, come le famiglie e gli utenti domestici, che incontrano difficoltà nell’accesso a queste tecnologie. Tuttavia, una possibile soluzione si trova nelle comunità di autoconsumo, in particolare nei condomini, dove questi sistemi possono essere implementati più facilmente grazie alla domotica, rendendo il processo più snello ed efficace.

I modelli energetici possibili

Per affrontare queste sfide, sono stati sviluppati diversi modelli di gestione dell’energia all’interno delle comunità energetiche, che i due esperti hanno spiegato. Il modello più diffuso è quello passivo-massivo, che si basa sull’ampiezza della rete per garantire che tutta l’energia prodotta venga utilizzata. Qui, grazie alla vastità della CER, si presume che ci sia sempre qualcuno pronto ad assorbire l’energia immessa nel sistema. Tuttavia, questo approccio presenta alcune problematiche, soprattutto in termini di efficienza e ottimizzazione della distribuzione. Un’altra possibilità è rappresentata dal modello generativo puro, in cui alcuni utenti, che producono una grande quantità di energia, la scambiano con altri che hanno consumi prevedibili e stabili. 

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Questo garantisce una maggiore sicurezza nella gestione delle risorse, ma richiede un’organizzazione precisa e una pianificazione accurata della domanda e dell’offerta all’interno della comunità. Infine, esiste il modello di incrocio di esercizio, che introduce una logica di maggiore flessibilità. In questo caso, chi produce energia per il proprio fabbisogno può avere momenti in cui non la consuma interamente e quindi può cedere il surplus a chi, in quello stesso momento, ne ha bisogno. Questo sistema permette un bilanciamento dinamico tra produzione e consumo, riducendo gli sprechi e ottimizzando l’uso dell’energia.

«Ma se vogliamo costruire un sistema realmente sostenibile ed efficiente, dobbiamo andare oltre questi modelli tradizionali e abbracciare una nuova visione: quella del consumer attivo», è il messaggio di ABB. Il futuro delle comunità energetiche dipenderà infatti dalla capacità di passare dalla logica passiva, in cui si riceve semplicemente energia dalla rete, a un modello più evoluto, in cui ogni utente non è solo un consumatore, ma anche un attore consapevole e responsabile della gestione dell’energia. «Essere consumer attivi significa non solo utilizzare l’energia, ma anche produrla, gestirla e ottimizzarla in modo intelligente. Attraverso strumenti digitali avanzati, possiamo monitorare il consumo in tempo reale, migliorare la distribuzione dell’energia e sfruttare le risorse nel momento in cui servono davvero», ha concluso Del Sale, aggiungendo che solo attraverso un cambiamento culturale e tecnologico potremo costruire un sistema energetico più equo, conveniente e capace di affrontare le sfide del domani.

 

Elisa Marasca

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