giovedì, Giugno 11, 2026
Home » Reddito Energetico Nazionale: si rischia uno stallo burocratico?

Reddito Energetico Nazionale: si rischia uno stallo burocratico?

di Riccardo Pallotta
Introdotto come strumento per ridurre i costi energetici delle famiglie a basso reddito, il fondo stanziato dal MASE mette in allarme le imprese installatrici per via della clausola assicurativa sulla cybersicurezza. Le compagnie faticano infatti a definire profili di rischio consolidati perché il fotovoltaico domestico, supportato da incentivi pubblici, è un settore relativamente nuovo.

 

È una vera opportunità per famiglie, imprese e ambiente. Il Fondo Nazionale Reddito Energetico (REN) rappresenta un’importante iniziativa governativa per promuovere l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, e a sostenere le famiglie in condizioni di disagio economico. Per il biennio 2024/2025, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha introdotto il fondo Reddito Energetico come strumento di supporto per le famiglie a basso reddito, con l’obiettivo di ridurre i costi energetici e promuovere una maggiore inclusività sociale.

Con una dotazione biennale di 200 milioni di euro, il Fondo mira a coprire i costi di installazione di impianti fotovoltaici per i nuclei familiari con un ISEE inferiore a 15mila euro, o fino a 30mila euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico. Il contributo viene erogato in conto capitale e prevede la copertura dei costi per impianti “chiavi in mano” con potenza compresa tra 2 kW e 6 kW. Inoltre, include servizi accessori come manutenzione, polizza multi-rischi e monitoraggio per almeno dieci anni. L’obiettivo principale è favorire l’autoconsumo energetico e la diffusione delle energie rinnovabili, con priorità per i nuclei familiari in condizioni di disagio economico.

Il fondo è suddiviso in quote annuali e geografiche, con l’80% delle risorse destinate alle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) e il 20% alle restanti regioni. La finestra per l’invio delle domande si era aperta il 5 luglio 2024 ma al momento è chiusa per esaurimento dei fondi a disposizione. Un nuovo bando per l’accesso ai fondi del reddito energetico sarà aperto nei prossimi mesi del 2025.

Il ruolo delle imprese installatrici

Le aziende che desiderano partecipare al programma REN devono registrarsi come “Soggetti Realizzatori” presso il portale del GSE. Queste imprese devono essere abilitate all’installazione e manutenzione di impianti fotovoltaici e possedere i requisiti tecnico-professionali richiesti. Le aziende si impegnano a fornire un servizio completo, che include il sopralluogo, la realizzazione dell’impianto, la stipula della polizza assicurativa, la manutenzione e il monitoraggio delle performance per dieci anni. La loro presenza è fondamentale per garantire la qualità e l’efficienza degli impianti, oltre a fornire un supporto tecnico ai beneficiari.

interna 1

Photo: iStock / anatoliy_gleb

Per i “Soggetti Realizzatori” – che usufruiscono di un’opportunità di mercato in crescita, con la possibilità di installare impianti per un ampio numero di famiglie che altrimenti non potrebbero permetterselo – la partecipazione al fondo REN può portare a un incremento del fatturato, alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore delle rinnovabili e, in modo indiretto, a un aumento della propria visibilità e reputazione.

Benefici per famiglie, imprese e ambiente

Il principale vantaggio per i cittadini è la riduzione dei costi energetici grazie all’autoconsumo di energia solare. Il contributo in conto capitale rende più accessibile l’installazione di impianti fotovoltaici, consentendo alle famiglie di produrre la propria energia e di diminuire la dipendenza dalla rete elettrica tradizionale. Inoltre, i servizi inclusi nel pacchetto “chiavi in mano” garantiscono una gestione efficiente e duratura dell’impianto.

Se per le famiglie il fondo REN rappresenta un’opportunità unica per abbattere i costi energetici, per le aziende si tratta di un mercato in crescita, con possibilità di espansione nel settore delle rinnovabili. «Il Fondo Nazionale Reddito Energetico – spiega Roberto Sestito, fondatore e presidente dell’Associazione Nazionale Comunità Energetiche (ANCENE) – è una misura ambiziosa che, se gestita correttamente, può avere un impatto significativo sulla transizione energetica del Paese. Tuttavia, per garantirne il successo, è fondamentale affrontare le sfide legate alla cybersicurezza, alla regolamentazione assicurativa e alla semplificazione burocratica».

Roberto Sestito

Roberto Sestito

Il ruolo delle assicurazioni nel settore fotovoltaico

È proprio questo un punto che sta facendo discutere gli addetti ai lavori. Il regolamento del Reddito Energetico prevede che il realizzatore dell’impianto stipuli una copertura assicurativa contro i rischi derivanti dalla proprietà, dalla gestione o dalla conduzione di impianti fotovoltaici (tra questi danni rientrano: danni ai beni, guasti macchine e fenomeno elettrico, furto e rapina, eventi catastrofici, protezione del reddito, responsabilità civile verso terzi, cyber risk). La polizza – che dovrà avere una durata di almeno 10 anni dalla data di entrata in esercizio dell’impianto – potrà avere durata anche inferiore a 10 anni, purché rinnovabile per scadenze successive, fino ad assicurare la copertura assicurativa decennale.

Nonostante le potenzialità del REN, sono però emerse una serie di criticità legate alla stipula di questa tipologia di polizze. Le compagnie di assicurazione faticano infatti a definire profili di rischio consolidati poiché il fotovoltaico domestico, supportato da incentivi pubblici, è un settore relativamente nuovo. «Non esistendo sul mercato un prodotto assicurativo che copra esplicitamente questi rischi – dice Sestito – le polizze risultano costose e difficili da ottenere, rendendo l’accesso al fondo REN più complesso per molte famiglie».

Questo blocco sta mettendo in crisi quelle aziende installatrici che, per acquisire clienti, nei mesi scorsi hanno investito migliaia di euro, senza aver ancora ottenuto alcun ritorno economico: per questo moltissime piccole imprese locali potrebbero essere già fallite proprio a causa di questa situazione: «L’incertezza normativa – aggiunge il presidente di ANCENE – sta causando gravi problemi non solo alle aziende del settore, ma anche ai clienti finali. Un intervento immediato per chiarire o eliminare questa clausola è essenziale per ripristinare il normale flusso delle attività e garantire la sostenibilità del settore».

WhatsApp Image 2025-02-18 at 15.11.20

Photo: Freepik / natanaelginting

In attesa che dal dialogo tra il GSE il MASE esca fuori una soluzione, gli esperti valutano che la standardizzazione delle coperture assicurative (o la rimozione di questa clausola, con tempistiche però non immediate) potrebbe sbloccare questa stallo, offrendo così maggiore sicurezza ai beneficiari. «Solo con un approccio integrato e coordinato – conclude Sestito – sarà possibile rendere il fotovoltaico una soluzione realmente accessibile per le famiglie in difficoltà e un’opportunità di crescita per le imprese del settore».

Riccardo Pallotta

Photo cover: Freepik / jcomp

Potrebbe piacerti