La transizione ecologica non è solo un obiettivo, ma una necessità per il futuro dell’Italia e del pianeta. Pecoraro Scanio spiega perché efficienza energetica e fonti rinnovabili sono la chiave per l’indipendenza del Paese, approfondendo un nuovo modello che permette di ridurre gli sprechi e favorire l’indipendenza energetica dei territori: le comunità energetiche.
Presidente della Fondazione UniVerde e docente di turismo sostenibile dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, Tor Vergata di Roma e la Federico II di Napoli, Alfonso Pecoraro Scanio ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo: è stato Ministro delle Politiche Agricole e Forestali dal 2000 al 2001, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare dal 2006 al 2008, e dal 2017 è Coordinatore del Comitato Scientifico della Fondazione Campagna Amica. Si distingue da sempre per l’impegno nella divulgazione ambientale e nella tutela del patrimonio naturalistico, come ci racconta in questa intervista.
Cos’è per lei la sostenibilità energetica e perché è importante?
L’impatto sul cambiamento climatico, che si è trasformato in una vera e propria emergenza, rischia di diventare una catastrofe climatica se non agiamo in fretta. La sfida principale è riuscire a uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili, dato che l’anidride carbonica e gli altri gas climalteranti presenti nell’atmosfera sono in gran parte causati dal nostro attuale modello energetico basato sui fossili. È fondamentale quindi adottare un approccio energetico più sostenibile per evitare il rischio di estinzione dell’homo sapiens.

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Come immagina il futuro energetico del nostro territorio?
Per un Paese come l’Italia, che non possiede risorse fossili, la sostenibilità energetica significa indipendenza energetica e risparmio economico sulla cosiddetta “bolletta energetica” nazionale. Se l’Italia producesse energia da fonti rinnovabili e diventasse leader nell’efficienza energetica, guadagnerebbe due volte: risparmiando sui costi di importazione dei fossili e aumentando le esportazioni di tecnologie per il risparmio energetico. Anche se una parte della produzione di pannelli solari avviene principalmente in Cina, l’Italia può comunque valorizzare le sue competenze in altre tecnologie e soluzioni per le rinnovabili.
In un contesto di crisi climatica ed energetica perché le comunità energetiche possono essere importanti?
Il primo passo è migliorare l’efficienza energetica come detto. Quando ero Ministro dell’Ambiente, ho lavorato a livello europeo, insieme al Ministro tedesco, per creare la prima Strategia Clima con l’Unione Europa sulle rinnovabili, ovvero il cosiddetto piano 20-20-20. Questo piano prevedeva una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica, un miglioramento del 20% dell’efficienza energetica e il raggiungimento del 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili. L’obiettivo è, e rimane, un’energia sostenibile basata su due pilastri: efficienza e produzione da fonti rinnovabili.
Come vede il futuro energetico dell’Italia?
Un’Italia completamente indipendente energeticamente. Dobbiamo sfruttare al massimo le nostre risorse rinnovabili: il sole, il vento, la geotermia e altre fonti di energia naturali. L’energia rinnovabile ha il vantaggio di essere distribuita e non centralizzata, permettendo lo sviluppo di comunità energetiche dove l’autoconsumo è prioritario e l’energia viene consumata vicino al luogo di produzione. Questo approccio riduce la necessità di mega-centrali e grandi infrastrutture di trasporto dell’energia, evitando sprechi e impatti ambientali.
Lei è Presidente di Fondazione UniVerde: ci può raccontare questa realtà e i suoi progetti più recenti? Avete contribuito, preso parte o promosso delle comunità energetiche?
La Fondazione Univerde, attiva da oltre 15 anni, si occupa di promuovere la sostenibilità e sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come energie rinnovabili, efficienza energetica e transizione ecologica. Ogni anno presentiamo tre rapporti: “gli italiani, le rinnovabili e la Green & Blue”, “gli italiani, il turismo sostenibile e l’ecoturismo” e “gli italiani e l’agricoltura”. Inoltre recentemente ci siamo dedicati a progetti sull’agrivoltaico e all’introduzione dei ‘certificati blu‘ per incentivare l’uso sostenibile delle risorse idriche. Lavoriamo anche su tecnologie innovative per le piccole isole, evitando impatti ambientali. Abbiamo ottenuto il riconoscimento UNESCO del “pizzaiuolo” napoletano e al momento stiamo anche portando avanti il riconoscimento anche della cucina italiana come Patrimonio UNESCO. Ogni anno traduciamo per l’Italia il rapporto ONU sulle acque dolci, sensibilizzando sul tema della gestione delle risorse idriche. Abbiamo inoltre ideato anche l’Ecodigital per le startup innovative, soprattutto giovanili. Non va dimenticato inoltre il fatto che la fondazione insieme alla Società Geografica Italiana, organizza uno dei più importanti concorsi fotografici ambientali, “Obiettivo Terra” e che promuove la campagna “Mediterraneo da Remare” per la tutela del mare contro le plastiche. L’obiettivo della fondazione in conclusione è favorire una transizione ecologica e digitale equa, che generi benessere per il maggior numero di persone e valorizzi il nostro patrimonio culturale e naturale.
Qual è il ruolo delle comunità energetiche in questo contesto?
Le comunità energetiche amplificano il concetto di autoconsumo e indipendenza energetica. Possono aiutare le comunità a produrre e consumare l’energia localmente, favorendo un modello energetico distribuito che vede l’energia come bene comune. La fondazione, ad esempio, ha un ruolo di promozione e diffusione della conoscenza ecologista e digitale, incoraggiando iniziative che supportano una transizione ecologia e digitale equa e sostenibile.
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