Emiliano Galanti, presidente della comunità energetica cooperativa a Ravenna e responsabile per Legacoop Romagna dell’area innovazione e promozione, ci parla del presente e futuro delle comunità energetiche cooperative.
Legacoop Romagna è l’associazione di rappresentanza delle cooperative delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini iscritte a Legacoop. Il suo obiettivo è dialogare e confrontarsi con tutte le istanze istituzionali, politiche, culturali e socio-economiche sulla base di programmi, progetti e azioni di comune interesse per le proprie associate. L’associazione romagnola ha avviato nel 2022 il progetto delle comunità energetiche, incentivando la creazione di cooperative per realizzare impianti da fonti rinnovabili, come spiega Emiliano Galanti in questa intervista.
Cos’è per lei la sostenibilità energetica, perché è importante e come immagina il futuro energetico nel nostro Paese?
La sostenibilità energetica è un tema fondamentale e attuale. Come Legacoop abbiamo iniziato a lavorare sul tema delle comunità energetiche più di tre anni fa. Da un lato per dare la possibilità alle cooperative di sfruttare delle opportunità di incentivi per la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili legati alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Dall’altro lato, perché le comunità energetiche devono costituirsi come soggetto giuridico e la cooperativa è la configurazione giuridica migliore per questo tipo di attività. Per questi due motivi abbiamo deciso di investire molto su questo punto, coniugando la nascita di nuove cooperative con l’opportunità di rispondere alle nostre imprese. Inoltre, investire in questo ambito ci permette di dare un contributo significativo alla lotta al riscaldamento globale, promuovendo e realizzando nuovi impianti da fonti rinnovabili, come i fotovoltaici. Tutto questo per noi rappresenta l’unione perfetta degli obiettivi che ci eravamo prefissati.

Emiliano Galanti
Da dove nasce l’idea di comunità energetica cooperativa?
Si tratta di una delle prime comunità energetiche nate a seguito del cosiddetto “decreto CER” del 23 gennaio 2024, comunità energetiche che lavorano su cabina primaria e non su quella secondaria. Abbiamo lavorato sulla nostra base associativa: i nove soci fondatori di queste CER sono le nostre cooperative associate, come lo sono anche nelle altre due CER cooperative nate sulla nostra spinta, quella della Bassa Romagna e Romagna Faentina e quella di Forlì-Cesena. Questa divisione territoriale è stata fatta tenendo conto delle cinquanta cabine primarie presenti in Emilia Romagna. Quella di Ravenna è stata la prima, ma con Legacoop Romagna ne stanno nascendo diverse altre.
Quali sono i concreti benefici che la comunità energetica porta alla collettività?
Premetto che al momento le nostre CER includono quasi solo imprese tra i soci, perché crediamo sia necessario apprendere prima i meccanismi di funzionamento e avere realtà in grado di investire negli impianti, senza i quali la CER non può esistere. Attualmente, quindi, le CER hanno impianti di proprietà dei soci. In futuro, le stesse comunità energetiche cooperative potranno avere impianti propri, condivisi con tutti i membri. Quando si raggiungerà questo sviluppo, sarà più facile per le persone fisiche unirsi alle comunità con le proprie utenze domestiche con consumi ridotti, realizzando impianti più piccoli. In prospettiva, gli impianti di proprietà porteranno benefici economici significativi, con inventivi reinvestiti nelle stesse comunità e un grande contributo nella lotta alla povertà energetica. Tuttavia, allo stato attuale, tendo a smorzare facili entusiasmi per i singoli utenti domestici, perché i benefici attuali sono ancora contenuti. Per il momento, eviterei quindi la narrazione che spesso vuole spingere il cittadino a diventare socio di una CER per abbattere i costi della bolletta.
Quali sono, secondo lei, le principali sfide e criticità da affrontare per le comunità energetiche?
La sfida principale secondo me è mostrare subito che le CER sono un meccanismo interessante e funzionante, evitando però di creare eccessivi entusiasmi e aspettative. Attualmente, vanno anche ricordate delle problematiche tecniche come i tempi di allaccio degli impianti, che possono arrivare fino a tre anni. È importante dialogare da subito con le pubbliche amministrazioni, che devono agire come facilitatori e non come protagonisti nella realizzazione delle comunità energetiche. Ad esempio, se una cooperativa vuole realizzare un impianto fotovoltaico da 500 kw in un parcheggio, potrebbe ottenere la gestione gratuita del parcheggio per venti anni, assicurando che una parte dei benefici sia utilizzata in accordo per riqualificare aree, piantare alberi, fare piste ciclabili. Le CER hanno il potenziale per diventare aggregatori di comunità, andando oltre la condivisione dell’energia. Il nostro nucleo attuale è di nove soci, ma potrebbe crescere fino a novanta o novecento, con opportunità ancora da scoprire.

Il gruppo Legacoop Romagna
Quali consigli si sente di dare a chi vuole saperne di più sulle comunità energetiche?
Noi, come Legacoop Romagna, negli ultimi anni abbiamo investito molto nel coinvolgimento delle nostre cooperative, riuscendo a concretizzare molto rapidamente la nascita delle CER dopo l’approvazione del decreto. Abbiamo un progetto nazionale che si chiama “Respira” in cui c’è un portale, promosso da Legacoop, Coopfond, Banca Etica ed Ecomill, dove è possibile ricevere supporto nella progettazione, realizzazione e costruzione di una comunità energetica, nel nostro caso, in forma cooperativa.
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