La direttiva europea sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale è stata ufficialmente integrata nella normativa italiana. In sostituzione alla precedente direttiva sulla rendicontazione non finanziaria, questa norma impone alle imprese di fornire informazioni dettagliate e trasparenti sul loro impatto ambientale, sociale e di governance (ESG).
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), cioè la direttiva UE 2022/2464, è in vigore dal 5 gennaio 2023 e si inquadra nell’ambito del Green Deal Europeo, con l’obiettivo di rendere le imprese più responsabili e trasparenti nei confronti di investitori, consumatori e stakeholder in generale. In Italia, è stata recepita il 30 agosto 2024.
Le novità introdotte in Italia
La norma mira a rafforzare gli obblighi di reporting non finanziario attraverso due principali modifiche:
- Estensione degli obblighi rendicontazione: la CSRD estende gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità, oltre alle grandi imprese anche alle piccole e medie imprese (PMI), escludendo le microimprese.
- Evoluzione del reporting: la “rendicontazione non finanziaria” viene sostituita dalla “rendicontazione di sostenibilità” che comprende informazioni sul modo in cui le questioni legate alla sostenibilità influiscono sulle performance aziendali e sui rischi connessi.
Il calendario italiano della CSRD
La direttiva prevede che la rendicontazione sia conforme agli standard europei sviluppati dall’ EFRAG (European Financial Reporting Advisory Groupp). Questi standard includono i fattori ESG (ambiente, sociale e governance) e prevedono diversi tempi di applicazione, nello specifico:
- dal 1° gennaio 2024 le grandi aziende (più di 500 dipendenti) coinvolte negli obblighi della norma NFRD (Non Financial Reportin Directive), devono adeguarsi alla pubblicazione dei dati con la scadenza fissata nell’anno 2025;
- dal 1° gennaio 2025 tutte le grandi imprese con più di 250 dipendenti e/o un fatturato di circa 40 milioni di euro e/o un valore dell’attività superiore a 20 milioni di euro devono adeguarsi alla pubblicazione dei dati entro il 2026;
- dal 1° gennaio 2026 le PMI quotate (a eccezione per le microimprese), gli enti creditizi piccoli e non complessi e le aziende di assicurazione e di riassicurazione captive dovranno adeguarsi con la pubblicazione dei dati entro il 2028;
- dal 1° gennaio 2028 le imprese non europee, che negli ultimi due esercizi consecutivi, e per ciascuno di essi, hanno generato ricavi netti da vendite e prestazioni superiori a 150 milioni di euro in una filiale nel territorio europeo saranno obbligate a rispettare la normativa.
La CSRD prevede anche il principio della doppia materialità, che richiede alle aziende di evidenziare come i fattori di sostenibilità incidono sulle performance aziendali (materialità dall’esterno verso l’interno) e come le attività dell’intera catena di distribuzione aziendale si ripercuotono sull’ambiente e sulla società (materialità dall’interno verso l’esterno). Questi dati dovranno essere inclusi nel bilancio di sostenibilità.

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Transizione energetica e obiettivi ESG
Nella transizione energetica, le comunità energetiche mirano a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, migliorando l’efficienza energetica attraverso l’uso di tecnologie specifiche e digitali. Non solo producono energia localmente da fonti rinnovabili, ma coinvolgono anche i cittadini, promuovendo un modello energetico sostenibile e una responsabilità diretta nelle scelte di consumo e nei comportamenti quotidiani.
Quattro i principi chiave su cui si basano: la sostenibilità ambientale (grazie all’adozione di impianti a energie rinnovabili), il rispetto del territorio (attuato tramite interventi attenti all’ecosistema locale), l’inclusione sociale (che incoraggia la partecipazione attiva della comunità nei processi decisionali) e lo sviluppo economico (grazie a nuove opportunità di occupazione nel settore green).
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